19 aprile 2012

Funerale americano

*Non vorrei sembrare insensibile in questo breve racconto, ma ognuno ha il suo modo per affrontare la morte e il mio è quello di vederla per quello che è, una cosa naturale. Non voglio nemmeno mancare di rispetto a chi nella religione ci crede, ma non è il mio caso, quindi mentre leggete pensate di non mancare di rispetto a chi non ci crede*

Eh si, prima o poi avrei dovuto conoscere anche questo aspetto della cultura americana.
E' stata una cosa davvero inaspettata e Venerdì abbiamo fatto le valigie per tornare in Ohio per il weekend.
Non sapevo cosa aspettarmi, dopotutto questa persona la conoscevo poco e non sapevo come comportarmi di fronte a chi piangeva. La famiglia in questione è anche abbastanza religiosa, o almeno così vorrebbero essere, tra il dire e il fare poi. Io non lo sono affatto e questo ha reso molte cose ancora più difficili per me.
Nel più classico degli scenari Hollywoodiani c'è stato l'"open casket", ovvero l'esposizione del deceduto, che mi ha fatto molta impressione, non solo per la vista in sè ma più che altro per la gente che se lo abbracciava e baciava.
Dopo l'esposizione e il brevissimo intervento di un prete cattolico (il tutto in una funeral home, non in chiesa) siamo andati tutti al patronato di una chiesa vicina per mangiare. Sì, non succede solo nei film, mangiano davvero ai funerali. Mi chiedevo come si potesse mangiare in una situazione così tragica (trattasi di suicidio, tra l'altro) e infatti i figli, che erano quelli che più soffrivano questa morte, erano gli unici che non volevano nulla, nemmeno il bicchiere d'acqua che gli ho offerto.
Ma mi sbagliavo, una volta arrivato il POLLO FRITTO, tutti si sono messi in fila per averne un po', anche i figli. Forse non ho ancora detto che il funerale era alle 8.30 e che il buffet è cominciato alle 9.30 del mattino.

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A parte il funerale in sè, i discorsi che ho sentito mi hanno fatto venire in mente tutta l'angoscia dei due anni vissuti nel Midwest.
"Ti stanno dando più ore al lavoro?"
" Eh, insomma"
"Lo sai che io prego sempre perchè ti diano più ore, quindi prima o poi.."
E qui prego non è sinonimo di spero, qui si parla proprio di pregare Dio per ottenere più ore al lavoro.
E le preghiere prima di mangiare dove bisogna ringraziare per il cibo, e tutti si prendono per mano, e io spero sempre che non chiedano a me di dire "Grace" perchè dovrei spiegare che io non ci credo. E di certo non aiuta che sei Italiana che per loro è sinonimo di cattolica.

E poi il suicidio, che è una cosa terribile in sè perchè  pensa a quanto male una persona deve stare per arrivare a tale decisione. Ma nella religione cattolica il suicidio è un peccato, o almeno così mi hanno sempre detto. Ma la chiesa è anche un business e come tale deve far contenti i clienti, ed è per questo che il prete ha detto che lui è sicuro che Gesù avrebbe perdonato questo suicidio, gli altri no, ma questo si.

Non lo so. Sono tornata in Connecticut un po' frastornata. Avrei fatto volentieri a meno di questa esperienza.

14 commenti:

  1. anche io ho perso la mia fede da qualche parte... anzi penso che il colpo finale e' stato dato durante il matrimonio dei miei cognati, incinti, quando il prete ha detto che evidentamente Dio aveva ritenuto quella coppia degna di crescere un figlio.
    c'e' mancato poco che non mi sono alzata per andare via battendo il pugno sul bancone! :-/

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    1. ah, si poi c'è pure la storia dei matrimoni, come no.

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    2. non ho mai assistito a scene di questo livello...infatti i miei parenti cristiani in Michigan riuscivano ad andare ancora più in basso. Non è comprensibile per me come (alcuni) vivono la religiosità negli states, è proprio uno scoglio culturale.

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    3. Agreed, è proprio una questione di cultura.

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  2. La penso come te, Eleonora. E piu' di una volta anche io sono stata presa per cattolica solo perche' sono italiana...si sono ricreduti subito! La cosa che mi sbalordisce sempre e' che i credenti (forse la maggior parte) di una religione che si dice cosi' caritatevole, in realta' non lo siano per nulla. Senza offesa, eh.

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  3. gli altri no, lui si', e' raccomandato?

    valescrive

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  4. La fede ostentata da milioni di americani e' una cosa molto fastidiosa anche per me. Almeno in Italia la si trova solo nelle beghine che si fanno 10 messe alla settimana... qui la si incontra quotidianamente nelle affermazioni ipocrite di chi davvero vive l'opposto di quello che predica , e' una "fede" immersa in contraddizioni così eclatanti che e' quasi impossibile non sussultare stupiti dall'incoerenza, ipocrisia e irrazionalità di chi se ne fa portavoce.
    Tutti i giorni sento dire "God has blessed me", come se la propria, temporanea, fortuna dipendesse solo dal volere del divino. Mi piacerebbe sentirli dire, quando poi la situazione diventa difficile "God has screwed me"...

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    1. ha ha ha, si, se le cose vanno male diventa "dio mi sta mettendo alla prova"; non capirò mai questo sadismo.

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  5. la premessa mi piace un sacco (condivido anche).
    il Capitano (dalle marche) al funerale di mio nonno (puglia), si è stupito che alla fine di tutto, per i successivi due giorni e mezzo, tutta la mia famiglia ha mangiato assieme, a casa di nonno, le cose che i partecipanti non familiari ci avevano portato. si usa così da noi. sembrava effettivamente una festa e lui mi disse che somigliava ai funerali americani che si vedono in tv. in effetti...ma la cosa gli è anche piaciuta un sacco, perché dopo le lacrime è un modo per realizzare che quella persona non ci sarà più, parlando di lui al passato, ricordando vari episodi soprattutto divertenti.
    certo, un conto è nonno di 90 anni, un altro una persona magari giovane, morta in quel modo, poverino.

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    1. Non conoscevo questo aspetto del sud Italia. Credo dipenda da caso a caso, se mio padre si suicidasse all'improvviso (come nel caso di questa persona) io non mangerei per giorni, altro che buffet! Se invece si tratta di una cosa, diciamo, più naturale, come appunto la morte di un nonno anziano, credo sarebbe più facile il passaggio alla fase "ti ricordo".

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  6. Lo stavo scrivendo io...
    Offrire da mangiare ai convenuti di un funerali si usa molto nel meridione (o nelle famiglie meridionali dove i parenti hanno fatto magari un migliaio di chilometri per il funerale).
    Io, che non sono credente (non molto, non tanto, insomma, cerco di comportarmi bene ma non sono credente) e che sono andato una decina di anni in scuole di preti ho imparato che invece alcuni modi di esternare la fede negli States non sono niente male.
    Sono "naturali", intanto.
    Anche in Italia, ormai, spesso, quasi sempre - soprattutto se non sono casi noti - si fanno i funerali religiosi anche ai suicidi.
    E poi, ritornando all'inizio, trovo che il condividere il cibo in una occasione come questa sia un modo per ribadire che la vita continua.
    Anche quel brontolio allo stomaco che avranno sentito quei ragazzini...
    Purtroppo ho iniziato a frequentare funerali fin da bambino, e a pensarci, non mi dispiacerebbe che le mie amiche e i miei amici, i mie parenti, mangiassero, al mio funerale, ricordandomi.
    E' un po' come dire che, nonostante tutto, nonostante la fottutissima morte, la vita continua.
    Non mi ci sono mai trovato, da adulto, so che avrei lo stomaco chiuso, ma paradossalmente trovo così "umano" mangiare insieme e ricordare la persona che non c'è più...

    Vabbè: ora cambiamo discorso, ok?

    d.
    un tuo lettore silenzioso...

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  7. Per il discorso funerali, vale la stessa risposta per Mariantonietta, per la religiosità, non saprei, sarà che qui si parla sempre di "political correctness", ma mi sembra che invece per queste cose la gente si senta in dovere di imporsi.

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